Funiculì funiculà

di Mario Cantoresi

Ve l’ho avrò detto almeno mille volte prima d’ora: si può perdere la testa anche per un luogo, per una situazione, per uno stato d’animo.
Qualcuno definisce questi colpi di fulmine con il termine di “Sindrome di Stendhal”, ebbene a me è piacevolmente accaduto questo con Budapest.
Mi sono innamorato perdutamente di questa città nell’esatto istante in cui vi ho poggiato per la prima volta il piede, avvertendo una sensazione magica, impossibile da spiegare.
In cambio, da essa ogni volta ho ricevuto emozioni nuove e sorprese inaspettate ma stavolta non vi parlerò dello scorrere lento e maestoso del mio Danubio, della superba eleganza dei suoi ponti o della magia della Cittadella.
Questa volta voglio raccontarvi di un piccolo gioiello di meccanica ingegneristica che, fin dal 1870, ruba l’attenzione e la curiosità sia dei Magiari sia dei milioni di turisti che visitano la Capitale ungherese: il “BUDAVÁRI SIKLÓ”, ovvero la spettacolare funicolare “fin de siècle”che, subito dopo aver attraversato il Ponte delle Catene, da piazza Clark Ádám tér, consente di raggiungere il Castello di Buda evitando una ripida ed impegnativa salita a piedi.

La funicolare è una stupenda testimonianza della “Belle Époque”, l’ultimo tempo felice prima del terrificante cinquantennio che durante il Novecento sconvolse il mondo, l’Europa ed in proporzione, infinitamente maggiore, la stessa Ungheria.

La funicolare fu inaugurata il 2 marzo 1870 e quel giorno, su una delle due cabine salì anche la Principessa Sissy il cui cuore da sempre apparteneva a Budapest.
La raffinatezza lignea delle cabine ed il panorama mozzafiato che il breve tragitto (poco meno di due minuti) permetteva di godere, esaltarono gli animi della gente ancora di più della funzionalità dell’opera.

La funicolare attraversò il tempo e la storia, fra i suoi ospiti annoverò Francesco Giuseppe, Franz Liszt e chissà quanti altri personaggi famosi, vide l’alba del primo giorno del XX Secolo e poi venne distrutta dalla barbarica furia degli occupanti tedeschi durante la seconda guerra mondiale.

Ma come l’araba fenice essa risorse sempre dalle sue ceneri e venne di nuovo riaperta il 4 giugno 1986, quasi volesse preannunciare la caduta del “Muro di Berlino” e la nascita di una nuova era.
All’alba del primo giorno del XXI Secolo la funicolare era ancora al suo posto, bellissima ed eterna.

Una caratteristica della linea sono le due passerelle pedonali che la attraversano e che erano presenti anche quando la funicolare venne aperta per poi venire rimosse nel 1900 e ripristinate nel 1983.

Cantanti, poeti e scrittori nel corso di quasi centocinquant’anni di vita hanno gareggiato fra loro per descrivere questo piccolo, meraviglioso gioiello dal sapore antico e rassicurante.

Io, più modestamente, mi limito a riproporvi alcune straordinarie foto d’epoca trovate dall’amico fraterno Agostino Di Renzo che per me, come disse il Sommo Dante, è da sempre “termine fisso d’eterno consiglio”.


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